martedì 19 maggio 2020

Il Covid 19 sta massacrando i Navajo

Povertà e bellezza lancinanti sono la cifra della Navajo Nation, l’area al confine tra Utah, Colorado, Arizona e New Mexico dove si estende la riserva dei nativi americani.
L’indigenza è il dato comune di tutte le riserve indiane su cui sono di fatto confinati i due milioni e mezzo di nativi che rimangono negli Stati uniti, prigionieri della miseria più abbietta in un paese dove certo la povertà non fa difetto in tutte le sue forme. Nelle ultime settimane, nella riserva sono stati accertati 3.100 casi positivi e registrati oltre 100 decessi da Covid-19. 

Nelle ultime settimane, nella riserva sono stati accertati 3.100 casi positivi e registrati oltre 100 decessi. In termini relativi, la Navajo Nation ha quindi un tasso di mortalità secondo solo a New York, New Jersey, Connecticut e Massachusetts. Nel New Mexico i Navajo costituiscono l’1% della popolazione ma rappresentano il 57% dei casi nello stato, la proporzione è simile in Arizona.

Il virus ha esacerbato anche altre antiche tensioni come in terra Sioux. Qui le riserve Oglala di Pine Ridge e Cheyenne River non sono ancora state contaminate e per evitarlo le autorità Sioux hanno istituito posti di blocco per impedire l’accesso ad estranei. La governatrice del South Dakota, la repubblicana Kristi Noem ha diffidato i leader tribali dall’impedire il transito attraverso le riserve, compresa Pine Ridge, già teatro della famigerata strage di Wounded Knee.

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