È l'Olanda del XVII secolo, quella che apre la strada al mercato globale, il capitalismo moderno. È una strada disegnata sull'acqua, rotte oceaniche che collegano vecchio e nuovo mondo. Approdi appena registrati su mappe che diventano ogni giorno più ricche e alimentano la ricchezza di chi ne finanzia le spedizioni.
La domanda di beni di lusso cresce, sembra inarrestabile, ma c'è un momento in cui esplode e lascia sul lastrico centinaia di olandesi, inclusi uomini d'affari e dignitari.
Febbraio 1637. I commercianti di tulipani, un fiore importato dalla Turchia di Solimano il Magnifico, continuano a venderne i bulbi appena piantati o addirittura quelli che avrebbero “intenzione” di piantare. Sostanzialmente dei futures.
Fino a quel momento i prezzi si sono gonfiati all'inverosimile. La vendita di un solo bulbo, il più famoso, viene registrata al prezzo record di 6.000 fiorini. In termini di paragone una tonnellata di burro ne costava 100.
All'improvviso il crack. Non potendo più spuntare prezzi gonfiati per i loro bulbi, i commercianti cominciano a vendere. Il prezzo crolla drasticamente da un giorno all'altro. È l'inizio di quella che passerà alla storia come la “bolla dei tulipani”.
