La Terra vive dei cambiamenti piuttosto drastici, destinati a cambiare lo scenario ed il futuro dell’agricoltura, viticoltura in primis.
Questi i risultati di uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori internazionali, pubblicato sulla rivista americana “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
Il mondo del vino, insomma, non sarà più lo stesso. Il pamphlet ha analizzato le conseguenze dei cambiamenti climatici sulle condizioni delle vigne, studiando il suolo su cui vengono coltivate le undici più popolari varietà di vino.
Secondo i dai analizzati, nelle regioni leader nel mondo in termini di produzione, un aumento di due gradi rispetto ai valori preindustriali porterà alla perdita di circa il 56% dei terreni adatti alla produzione del vino. Il dato potrebbe peggiorare ulteriormente nel caso di aumenti maggiori: una crescita delle temperature di quattro gradi infatti significherebbe la perdita dell’85% dei terreni.
Si prospetta uno scenario molto complesso, soprattutto per Italia e Spagna, in cui, per i ricercatori, ci potrebbe essere una perdita sino al 90% del suolo attualmente coltivato a vite.
Le problematiche connesse a cambiamenti climatici sono diverse.
La prima è certamente la temperatura, che se aumenta influisce sulla fenologia della vite, ovvero sulla data in cui si verificano la rottura del germoglio, la fioritura e l’inizio della maturazione nonché sulla composizione del frutto quanto ad accumulo di zucchero e acidità dell’uva.
In secondo luogo, l’aumento del deficit idrico legato al diradamento delle piogge rende sempre più complessa l’irrigazione dei terreni. Infine, l’aumento delle radiazioni UV-B da un lato accresce nelle uve rosse la sintesi di tannino e colore, dall’altro induce nuovi aromi nelle uve bianche.
Gli effetti più negativi rischiano di abbattersi sui Paesi del Sud Europa, che potrebbero subire a breve delle pesanti perdite di produttività o peggio, a lungo termine, diventare parzialmente inadatti alla coltivazione del vino.
Per quanto riguarda il caso l’Italia, le regioni a rischio sono Sicilia e Sardegna, quelle che da sempre hanno problemi di siccità maggiori e dove nei prossimi tre decenni si registreranno fenomeni di desertificazione.
Non se la cavano meglio altre famose aree europee di produzione vinicola.
Secondo uno studio universitario condotto da un gruppo di scienziati e storici svizzeri, francesi e tedeschi, pubblicato su “Climate of the Past”, il giorno di inizio della vendemmia in Borgogna, dopo essere rimasto lo stesso per oltre sei secoli, negli ultimi trent’anni si è anticipato di colpo a causa dei cambiamenti climatici. Una tendenza che ormai è diventata realtà anche nel nostro Paese.
Nel frattempo, in Portogallo, nella regione del Douro, negli ultimi 60 anni il gelo è diminuito, i giorni caldi estremi sono aumentati, così come le notti tropicali.
Condizioni che, sommate al crescente stress idrico, potrebbero influire sulla qualità finale del vino.
Non va meglio in Australia, dove a causa di diverse catastrofi ambientali di ampia portata accadute ultimi anni, come i recenti incendi, quattro quinti delle aree più vocate per la viticoltura potrebbero non essere più adatte a far crescere la vite, soprattutto a causa della siccità.
A beneficiarne, alcune zone del Regno Unito, dove diventerà possibile coltivare il Pinot nero o il Sangiovese. Di fatto, i territori più a nord, o comunque con elevata altitudine, diventeranno lo scenario perfetto per la viticoltura. E così, in Germania o nella costa umida del Pacifico al confine fra Canada e Usa ci potrà essere uno sviluppo inaspettato della produzione.
Quali rimedi, almeno temporanei, potrebbe adottare il mondo del vino in Italia? Molti i produttori cercano di contrastare l’estremizzazione dei fenomeni climatici. Contro la siccità si cerca di potenziare l’irrigazione, ma non è una soluzione praticabile ovunque tanto che in alcune aree si prova ad arare i terreni in profondità in autunno, per far sì che incamerino più acqua possibile come riserva per la primavera e l’estate. In un futuro più lontano, le strade percorribili saranno la diversificazione dei vitigni ed cambiamento nella disposizione dei filari.