venerdì 15 maggio 2020

L’Italia che verrá : innovazione e coesione. Ne discutono oggi Ermete Realacci e Francesco Starace

In che direzione vanno le aziende italiane in questa fase di emergenza ?

Perché il Manifesto di Assisi è una bussola per ripartire contro la crisi?
Come possiamo costruire un'Italia migliore partendo dalle imprese che si sono messe al servizio della comunità, cambiando e innovando.

Le racconta anche il Corriere BuoneNotizie.

Ai Symbola Talks "L'Italia che verrà" di oggi, venerdì 15 maggio, ce lo racconta il protagonista Francesco Starace di Enel Group in un dialogo con il presidente Symbola Ermete Realacci
Segui l'appuntamento nella rubrica > https://bit.ly/Italiacheverrà

giovedì 14 maggio 2020

Nouriel Roubini è “Mister Doom”, il profeta di sventure

In un articolo scritto per il World Economic Forum l’economista elenca dieci motivi (coerenti, per carità e che riportiamo) per cui il Mondo starebbe per collassare in una nuova Grande Depressione. In realtà “Mister Doom” dimentica l’impatto della Terra con un asteroide, lo sbarco di extra terrestri desiderosi di sterminarci, l’invasione delle formiche rosse, quella delle locuste e l’aumento degli spostamenti tettonici delle grandi placche del pianeta che provocheranno eruzioni vulcaniche e terremoti disastrosi. Insomma, a furia di prevedere sciagure, prima o poi qualcosa la indovinerà davvero.
Quando si dice, meglio non leggere che leggere, meglio farsi una passeggiata approfittando della bella giornata di sole che preoccuparsi del prossimo allineamento dei pianeti con la galassia. Comunque per chi avesse ancora voglia ecco i dieci punti, più la nuova Grande Depressione, previsti dall’economista nato ad Istanbul.
Dall’articolo pubblicato sul sito del World Economic Forum:
La prima tendenza riguarda i deficit e i loro rischi corollari: debiti e insolvenze. La risposta politica alla crisi COVID-19 comporta un massiccio aumento dei disavanzi fiscali – dell’ordine del 10% o più del PIL – in un momento in cui i livelli del debito pubblico in molti paesi erano già elevati, se non insostenibili.  Peggio ancora, la perdita di reddito per molte famiglie e imprese significa che anche i livelli del debito del settore privato diventeranno insostenibili, portando potenzialmente a insolvenze di massa e fallimenti. Insieme a livelli crescenti di debito pubblico, tutto ciò assicura una ripresa più anemica di quella seguita alla Grande Recessione dieci anni fa.
Un secondo fattore è la bomba a orologeria demografica nelle economie avanzate. La crisi COVID-19 mostra che una spesa pubblica molto maggiore deve essere destinata ai sistemi sanitari e che l’assistenza sanitaria universale e altri beni pubblici rilevanti sono necessità, non lussi. Tuttavia, poiché la maggior parte dei paesi sviluppati ha società che invecchiano, il finanziamento di tali esborsi in futuro renderà ancora più grandi i debiti impliciti dei sistemi di assistenza sanitaria e previdenziale non finanziati di oggi.
Un terzo problema è il crescente rischio di deflazione. Oltre a provocare una profonda recessione, la crisi sta anche creando un enorme rallentamento dei beni (macchine e capacità inutilizzate) e dei mercati del lavoro (disoccupazione di massa), oltre a determinare un crollo dei prezzi di materie prime come petrolio e metalli industriali. Ciò rende probabile la deflazione del debito, aumentando il rischio di insolvenza.
Un quarto fattore (correlato) sarà la svalutazione della valuta. Man mano che le banche centrali tentano di combattere la deflazione e di scongiurare il rischio di un aumento dei tassi di interesse (a seguito del massiccio accumulo di debito), le politiche monetarie diventeranno ancora più non convenzionali e di vasta portata. A breve termine, i governi dovranno correre per evitare depressione e deflazione. Tuttavia, nel tempo, gli effetti  della de-globalizzazione e un rinnovato protezionismo renderanno quasi inevitabile la stagflazione.
Una quinta questione è la più ampia perturbazione digitale dell’economia. Con milioni di persone che perdono il lavoro o lavorano e guadagnano meno, le lacune in termini di reddito e ricchezza dell’economia del XXI secolo si allargheranno ulteriormente. Per proteggersi dai futuri shock della catena di approvvigionamento, le aziende nelle economie avanzate riporteranno la produzione dalle regioni a basso costo a mercati nazionali a più alto costo. Ma piuttosto che aiutare i lavoratori a casa, questa tendenza accelererà il ritmo dell’automazione, esercitando una pressione al ribasso sui salari e alimentando ulteriormente le fiamme del populismo, del nazionalismo e della xenofobia.1
Ciò indica il sesto fattore principale: la de-globalizzazione. La pandemia sta accelerando le tendenze verso la balcanizzazione e la frammentazione che erano già ben avviate. Gli Stati Uniti e la Cina si separeranno più rapidamente e la maggior parte dei paesi risponderà adottando politiche ancora più protezionistiche per proteggere le imprese e i lavoratori domestici dalle perturbazioni globali. Il mondo post-pandemia sarà caratterizzato da restrizioni più rigide alla circolazione di beni, servizi, capitali, lavoro, tecnologia, dati e informazioni. Ciò sta già accadendo nei settori farmaceutico, delle attrezzature mediche e alimentari, dove i governi stanno imponendo restrizioni all’esportazione e altre misure protezionistiche in risposta alla crisi.
Il contraccolpo contro la democrazia rafforzerà questa tendenza – settimo fattore. I leader populisti spesso beneficiano della debolezza economica, della disoccupazione di massa e della crescente disuguaglianza. In condizioni di maggiore insicurezza economica, ci sarà un forte impulso a far da capro espiatorio agli stranieri per la crisi. I colletti blu e le ampie coorti della classe media diventeranno più sensibili alla retorica populista, in particolare proposte per limitare la migrazione e il commercio.
Ciò indica un ottavo fattore: la contrapposizione geo-strategica tra Stati Uniti e Cina. Con l’amministrazione Trump che fa ogni sforzo per incolpare la Cina per la pandemia, il regime del presidente cinese Xi Jinping raddoppierà la sua affermazione che gli Stati Uniti stanno cospirando per impedire l’ascesa pacifica della Cina.
Peggio ancora nono fattore, questa rottura diplomatica preparerà il terreno per una nuova guerra fredda tra gli Stati Uniti e i suoi rivali – non solo la Cina, ma anche la Russia, l’Iran e la Corea del Nord. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, ci sono tutte le ragioni per aspettarsi un’impennata della guerra informatica clandestina, che potrebbe potenzialmente portare anche a scontri militari convenzionali. E poiché la tecnologia è l’arma chiave nella lotta per il controllo delle industrie del futuro e nella lotta alle pandemie, il settore tecnologico privato degli Stati Uniti diventerà sempre più integrato nel complesso industriale di sicurezza nazionale.
Un rischio finale che non può essere ignorato è l’interruzione ambientale che, come ha dimostrato la crisi COVID-19, può provocare un caos economico molto maggiore di una crisi finanziaria. Epidemie ricorrenti (HIV dagli anni ’80, SARS nel 2003, H1N1 nel 2009, MERS nel 2011, Ebola nel 2014-16) sono, come i cambiamenti climatici, essenzialmente disastri causati dall’uomo, nati da scarsi standard sanitari e sanitari, l’abuso di natura sistemi e la crescente interconnettività di un mondo globalizzato. La pandemia e i numerosi sintomi morbosi dei cambiamenti climatici diventeranno più frequenti, gravi e costosi negli anni a venire. Questi dieci rischi, che si profilano già prima dell’inizio di COVID-19, ora minacciano di alimentare una tempesta perfetta che trascina l’intera economia globale in un decennio di disperazione. Entro il 2030, la tecnologia e una leadership politica più competente potrebbero essere in grado di ridurre, risolvere o minimizzare molti di questi problemi, dando origine a un ordine internazionale più inclusivo, cooperativo e stabile. Ma ogni lieto fine presuppone che troviamo un modo per sopravvivere all’imminente Grande Depressione. 

Silvia Romano non diventi il trofeo del fondamentalismo islamico

di Andrea Amata
Il ritorno in Italia della cooperante Silvia Romano è stato salutato con giubilo, perché quando una giovane vita è sottratta alla prigionia dei terroristi islamici la gioia prevale su qualsiasi altro sentimento. La ragazza milanese mossa dal nobile ardore altruistico si volle dedicare ai bimbi del Kenya, poi il rapimento per mano del gruppo terroristico di Al-Shabaab ha interrotto la sua missione filantropica con una lunga reclusione di 18 mesi. Il suo percorso di vita ha subito una brusca deviazione e in quei mesi di prigionia si è lasciata folgorare sulla via di Allah, convertendosi alla religione in nome della quale il fondamentalismo compie efferati crimini.
Lo Stato italiano per intercessione dei servizi turchi ha versato un sostanzioso obolo per il rimpatrio di una ragazza che progetta il ritorno nel Continente nero per ricongiungersi con il suo carceriere divenuto, pare, suo consorte. La Romano ha ripudiato le sue generalità anagrafiche per adottare la nuova identità religiosa con il nome di Aisha, presentandosi all’aeroporto di Ciampino imbustata in una veste verde, che richiama l’abito musulmano, ed elogiando il trattamento ricevuto durante la detenzione. Il rimpatrio della prigioniera è diventato uno spot per i suoi aguzzini che ci hanno fatto esporre il trofeo della loro violenza sulle donne, ritenute dalla cultura dell’estremismo islamico inferiori e sottomesse ai soprusi maschili.
Il premier Conte e il ministro Di Maio in preda all’attention whore, l’indomabile ricerca di attenzione che è un fenomeno contemporaneo che esaspera ogni momento da cui poter ricavare popolarità, hanno celebrato il rimpatrio di Silvia pensando di ottenere un utile ritorno mediatico, ma hanno inconsapevolmente magnificato il prodotto della repressione terroristica che è riuscita a plasmare e coartare l’identità di una ragazza. Ognuno è libero di convertirsi alla religione che vuole, il nostro sistema liberale autorizza la libertà di culto, che è negata nei regimi teocratici e dallo jhadismo, ma nutriamo qualche dubbio sulla spontaneità nel cambiamento di fede della ex prigioniera che ha proiettato nei fotogrammi che raccontano la sua riconquistata libertà le catene dell’asservimento.
Ali Dehere, portavoce del gruppo terroristico di Al-Shabaab, ha dichiarato che l’ammontare del riscatto pagato dall’Italia verrà utilizzato per acquistare armi, prospettando una recrudescenza delle azioni terroristiche con ulteriori vittime innocenti in nome della guerra santa. Dunque, seppure gioiamo per la vita illesa della giovane Silvia Romano, permane lo scetticismo sull’opportunità di partecipare ad una sorta di ovazione della conversione con un tornaconto di immagine per il fanatismo terroristico di matrice islamica che ha l’obiettivo, non dimentichiamolo, dello sterminio degli “infedeli” e un rapporto di supremazia nei confronti delle donne che sono oggetto di brutali persecuzioni.
Pertanto, ci auguriamo che il sistema mediatico non trasformi, inconsciamente, Silvia Romano nella medaglia di propaganda del fondamentalismo da cui ci separa, in modo irriducibile, la nostra cultura ispirata al rispetto della vita e delle donne.

martedì 12 maggio 2020

Crowdfunding in Italia : storia, evoluzione e prospettive

In Italia, il crowdfunding ha iniziato a diffondersi molto presto, tuttavia - soprattutto a causa delle peculiarità interne - il Paese non ha sfruttato i vantaggi tipici del first mover. Infatti, mentre in altre realtà economiche il fenomeno iniziava a prosperare, nel Bel Paese incontrava gli svantaggi tipici di chi effettua la prima mossa e non ne sa approfittare. Non a caso le caratteristiche del tessuto imprenditoriale, la lunga filiera burocratica, assieme all'elevato tasso di analfabetismo digitale e alla scarsa diffusione dei sistemi di pagamento online (accompagnata molto spesso da una grande diffidenza per i pagamenti su Internet) hanno rallentato di molto gli sviluppi del fenomeno sulla penisola.
La storia del crowdfunding, seppur breve nella sua intera durata, presenta - comunque - alcuni passaggi principali. I primi segni di tale fenomeno in Italia risalgono a prima della crisi del 2008, quando Produzioni dal Basso nel 2005 - addirittura in anticipo rispetto a realtà come Kickstarter - ha lanciato un servizio online per finanziare progetti sul web. In seguito, nella seconda metà del primo decennio degli anni Duemila, i successi delle piattaforme d'oltreoceano sono giunti anche nel continente europeo e, così, tra il 2010 ed il 2011 si sono diffuse alcune piattaforme di reward e donation crowdfunding anche in Italia, oltre ai primi esempi di social lending. Nel 2012, invece, ha avuto inizio un fenomeno nuovo: la diversificazione settoriale dei portali. Tuttavia è 'solo' nel 2013che si è verificata una vera e propria svolta. Infatti è avvenuto un boom nella creazione di piattaforme di crowdfunding e sono altresì iniziati a nascere portali del tipo do-it-yourself. Il 2013 rappresenta la svolta nel settore anche perché è l'anno in cui è stato emanato il provvedimento con il quale è stata introdotta una normativa ad hoc per l'equity-based crowdfunding nell'ordinamento italiano. In seguito, nel 2014, vi sono state due tendenze predominati. Anzitutto si è avviato un processo di proliferazione di portali sempre più locali, ossia rivolti ad una specifica area geografica italiana. In secondo luogo il 2014 ha visto l'applicazione del crowdfunding anche in altri settori economici, rispetto a quelli che si erano delineati negli anni precedenti. Queste tendenze hanno portato alla nascita di piattaforme orientate ai modelli civicroyalty-based e invoice trading (anticipo fatture). Nel 2015 si è assistito ad una crescita delle varie tipologie di finanziamento collettivo in Italia e verso la fine del 2016 e nei primi mesi del 2017 sono stati lanciati anche portali di crowdfunding per il real estate e sono altresì stati lanciati (negli ultimi mesi dell'anno) il finanziamento tramite prestiti lending-based per la rateizzazione degli acquisti sui siti e-commerce ed il primo indice di settore: l'Italian Equity Crowdfunding Index per il mercato equity-based.
In sostanza lo stato dell'arte del finanziamento dal basso italiano, con le ultime ricerche del 2017, era essenzialmente descrivibile nei termini seguenti. Il settore, «nonostante la fisiologica nati-mortalità delle piattaforme», non mostrava ancora processi di concentrazione; al contrario, vi era una sostanziale «specializzazione e segmentazione dei mercati». In tal senso sono stati quattro i trend principali ad essere emersi nel corso degli ultimi anni :
  • Fidelizzazione : si è verificato un passaggio di centralità dal progetto al soggetto che organizza la campagna, al punto tale che un portale come Produzioni dal Basso, sull'esempio Patreon e Drip, nel 2018, ha lanciato una nuova forma di crowdfunding, quello ricorrente;
  • Decentralizzazione15: grazie all'innovazione tecnologica molte piattaforme hanno alleggerito la propria interfaccia, ridistribuendo le funzioni di crowdfunding all'interno di infrastrutture più elastiche e ricorrendo altresì a diverse forme di intelligenza artificiale - come ai chatbot per la gestione de primo contatto con la clientela tramite le chat di assistenza;
  • Internazionalizzazione16: i portali italiani sembrerebbero essere in grado di competere con le grandi piattaforme multinazionali;
  • Complementarietà17: il 2017 ha segnato un buon passo in avanti per le raccolte legate al mondo del no-profit, difatti le organizzazioni del terzo settore hanno sviluppato una «strategia integrata con obiettivi specifici e complementari rispetto ai canali di fundraising tradizionali»18, caratteristiche che hanno influenzato positivamente anche il finanziamento dal basso in modalità civic-based.

Nel 2018, oltre all'introduzione della modalità di raccolta ricorrente, si è altresì assistito all'introduzione di due nuove modalità di sottoscrizione delle partecipazioni acquistate tramite equity crowdfunding: a giugno il syndicate crowdfunding (syndication) e a ottobre l'intestazione conto terzi (intestazione 'fiduciaria'). Per di più, l'equity crowdfunding ha visto la prima exit dopo una campagna di raccolta fondi online (nel settore real estate) e la primissima quotazione in borsa di un portale equity-based (vale a dire l'ingresso di CrowdFundMe su AIM Italia di Borsa Italiana) iniziando - così - a mostrare il vero potenziale di questo strumento di finanziamento.  Invece, a livello comunitario e con future implicazioni in Italia, proprio nel 2018, il Parlamento Europeo ha avviato una discussione per la redazione di una regolamentazione per il crowdfunding in tuttal'UE: si tratta del Regolamento relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese - Regulation of the European Parliament and of the Council on European Crowdfunding Service Providers (ECSP) for Business

Il 2019 ha anzitutto visto l'ascesa del crowdfunding energetico in Italia  (anche se il primo progetto è datato 2017). Nel contempo, si è assistito alla prima exit  dopo una campagna di finanziamento dal basso equity-based (non immobiliare) e alla prima distribuzione di dividendi da parte di una PMI innovativa che si era finanziata tramite equity crowdfunding. Sempre nel 2019 è stato altresì rivisto il Regolamento Consob sull'equity crowdfunding.

Nei prossimi anni è presumibile attendersi una crescita dell'equity crowdfunding, grazie al suo allargamento a tutte le PMI italiane, e al contempo, in base ai dati disponibili, è ipotizzabile che le forme di finanziamento dal basso si inseriscano sempre di più nel tessuto economico del nostro Paese

Italia, la lenta crescita del crowdfunding